BURNING SPEAR
Winston Rodney prese spunto per il suo nome da Jomo Kenyatta, eroe rivoluzionario del Kenya. The Spear, così decise di chiamarsi, incise per la prima volta nel 1969 per Coxsone Dodd. Queste produzioni erano strane, misteriose e all'avanguardia allo stesso tempo: simili pezzi verranno creati alla fine degli anni '70. Non ebbero molto successo e Spear si ritirò nella sua casa rurale a St. Ann, nelle colline del nord della Jamaica. Ritornò nel 1975 come parte di un trio omonimo e produssero con Jack Ruby (produsse prima sei albums con Studio One). E fu allora che il mondo si svegliò e Spear ne fu la maggiore figura. Dopo due albums il trio si sciolse, Spear andò a Londra e si stabilì sull'isola, dove registrò fino al 1980. Lo stesso anno, fu indimenticabile per un'esibizione a cappella di "Jah No Dead" nel film reggae "Rockers". Dopo iniziò a collaborare con etichette famose e non, ritornando in Jamaica nel 1990, dove molti dei suoi pezzi -- inclussa la nuova serie "Living Dub" -- furono incisi per l'etichetta Heartbeat. Spear è uno di quegli artisti cui lo stile è subito riconoscibile da chi lo ascolta e gli piace sin dai suoi primi albums. E simile ad un cantate-trance, specialmente nei suoi live, piroettando sul palco a braccia aperte, un derviscio di dreadlocks che canta in maniera ipnotica. Alla fine dei suoi migliori shows di solito conclude con frasi di 'dolce' delirio ('raggiunge le vette spirituali ("irie ites") della terra promessa dei Rasta'). Senza dubbio, Spear è uno dei più grandi artisti reggae di sempre.